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Gli uomini in guerra

Lucio in Abissinia

Lucio in Abissinia

Lucio fa il servizio militare a Brunico come tenente medico sotto il comando del generale Martinat(1). Lì gli accade di aiutare una levatrice a far partorire una donna, cosa che lui non aveva mai fatto, ma tutto andò bene. Gli viene poi offerto di andare volontario in Abissinia come tenente medico per guadagnare qualcosa; pare che il padre Mario fosse contrario, essendo antifascista e socialiata.

Lucio starà là 6 mesi da giugno a dicembre 1939. Tornato in Italia vien richiamato alle armi quando l’Italia entra in guerra.

Il 29 giugno 1941 sposa Marcella e vanno in viaggio di nozze a Napoli (29 giugno- 25 luglio) e da lì parte per Tobruck in Libia dove resta

Lucio in Abissinia

Lucio e Marcella a Napoli

dall’agosto al 26  gennaio 1942 quando viene fatto prigioniero dagli inglesi, probabilmente nella zona di Bard in Libia.

Dopo mesi assenza di notizie il 12 aprile 1942, giorno in cui nasce Donatella, Graziella porta a Marcella all’ospedale la comunicazione della Croce Rossa che Lucio è prigioniero in SudAfrica e che sta bene, successivamente arriva anche una lettera di Lucio .

Dopo spostamenti in campi egiziani, viene imbarcato a Suez il 5 settembre 1942 per il Sudafrica, come POW (prisoner of war) numero 351529, sul piroscafo S.S.”Windsor Castle”. Sbarcato a Durban il 20 settembre 1942, è tradotto per ferrovia al campo di Zonderwater, ove rimane fino al momento del rimpatrio. Il 15 luglio 1945 venne ritrasferito a Durban ed imbarcato sulla nave-ospedale H.S.”Amra” con destinazione Italia dove arriva il 4 agosto 1945.Durante un attacco italiano era stato ferito da una mitragliata ad una gamba e  si porterà la

Donatella in culla con la foto di Lucio

Donatella in culla con la foto di Lucio

pallottola in corpo per sempre. Tornato in Italia arriva a Celle nell’agosto del 1945 dove sono Marcella e Donatella insieme alla Nonna Nelda, Stefania con la figlia Daniela e Sonia.  Donatella si rifiuta per diverso tempo di riconoscerlo dato che per lei il babbo era quello in foto sulla culla mentre quell’uomo era Lucio. Lo stesso fece Daniela ed anche lei chiamò il padre non babbo, ma Gioberto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scipio Slataper, nonostante fosse figlio di madre vedova e in quanto tale esente dal servizio militare, volle entrare nella Divisione alpini Julia; fu mandato prima a Torino con funzioni amministrative e solo per la sua espressa volontà nell’agosto 1942 (finita la licenza matrimoniale aquando sposò la Julia, sorella di Marcella), fu mandato al fronte in Russia; durante il trasporto verso la Germania, Julia avvisata del suo passaggio, sale sul treno a Bolzano su un vagone merci e resta con lui fino al Brennero, quando lo saluta per l’ultima volta.

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La ritirata di Russia degli italiani

Scipio risultò disperso durante la grande ritirata di Russia nel gennaio 1943

 

 

 

 

 

 

 

Gioberto, il marito di Stefania, fu catturato nel 1943 e portato in campo di concentramento in Germania dove venne liberato nel 1945.

Mentre Fabio era in congedo a Celle, durante una retata dei tedeschi, nonostante la nonna Nelda lo avesse nascosto in uno scialgrino, venne catturato dai tedeschi. Marcella riusci a convincere i tedeschi a liberarlo dato che era l’unico sostegno di una famiglia con anziani e 2 bambini: nonna Nelda, Stefania, Marcella, Sonia, e zia Nina e le due bimbe Donatella e Daniela.

 

 

Enrico, marito di Graziella, alla leva, grazie alla presenza di un vicino di casa, un maresciallo che sapeva della morte del padre di Enrico, fu riformato per 6 mesi grazie ad una vecchia pleurite; tornato in servizio il 6 gennaio 1942, fu mandato prima a Trieste, poi a Pisa e poi di nuovo a Trieste; di lì passò in Jugoslavia dove stette fino al 1943; quando rientrò in Italia fu destinato a Roma e poi nella campagna romana a comandare lavori per trincee. Conosciuto un fattore da cui mangiava (non essendo consentito ad un ufficiale mangiare con la truppa) assieme a lui girava le campagne romane a cavallo; caduto da cavallo si ruppe una gamba e fu portato all’ospedale del Celio a Roma. Raccontava che i tedeschi avrebbero voluto occupare l’ospedale per i loro feriti, ma quando si accorsero che era pieno di cimici se ne andarono. L‘8 settembre 1943, quando l’Italia si arrese agli Alleati abbandonando l’alleato nazista, Enrico, nonostante diverso parere dei suoi superiori, mantenne la divisa e la pistola e iniziò la risalita della penisola per tornare a casa con le tradotte; evitò di essere portato dai tedeschi nei campi di concentramento perchè aveva una gamba ingessata o per fortuna, racconta Graziella. Arrivato a Vicenza si dette alla macchia con i partigiani. Alla fine della guerra ricevette il Certificato di patriota (Brevetto Alexander).

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1. Il generale Matinat fu anche il capo di Scipio Slataper in Russia ed era il suocero del grande amico di Stelio, Brogi.

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