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La 2° Guerra mondiale

Lucio in Africa nel luglio 1939

Lucio

Lucio fa il servizio militare a Brunico come tenente medico sotto il comando del generale Martinat(1). Lì gli accade di aiutare una levatrice a far partorire una donna, cosa che lui non aveva mai fatto, ma tutto andò bene. Gli viene poi offerto di andare volontario in Abissinia come tenente medico per guadagnare qualcosa; pare che il padre Mario fosse contrario, essendo antifascista e socialiata. Lucio starà là 6 mesi da giugno a dicembre 1939.

Lucio e Marcella a Napoli

Tornato in Italia vien richiamato alle armi quando l’Italia entra in guerra , e prima di partire sposa Marcella il 29 giugno 1941; vanno in viaggio di nozze a Napoli (29 giugno- 25 luglio 1941) e da lì parte per Tobruck in Libia dove resta dall’agosto al dicembre 1941; fatto prigioniero dagli inglesi, durante un attacco italiano sarà ferito da una mitragliata ad una gamba e  si porterà la pallottola in corpo per sempre; trascorse la prigionia in Sud Africa a Zonderwater.

Lucio a Tobruk nel 1941

Lucio a Tobruck nel 1941

 

 

 

 

Dopo mesi assenza di notizie il 12 aprile 1942, giorno in cui nasce Donatella, Graziella porta a Marcella all’ospedale la comunicazione della Croce rosa che Lucio è prigioniero in SudAfrica e che sta bene, successivamente arriva anche una lettera di Lucio .Lucio resta prigioniero fino alla fine della guerra e poi parte in nave per tornare in Italia.

Donatella in culla con la foto di Lucio

 

Arrivando a Celle nell’agosto del 1945 dove sono Marcella e Donatella; quest’ultima si rifiuta per diverso tempo di riconoscerlo dato che per lei il babbo era quello in foto sulla culla mentre quell’uomo era Lucio. Nei fatti lei e poi Barbara, Susanna e Marco hanno chiamato il padre Lucio invece che babbo. Lo stesso ha fatto Daniela ed anche lei ha chiamato  il padre non babbo, ma Gioberto.

 

 

 

 

 

 

Scipio Slataper

Scipio secondo, nonostante fosse figlio di madre vedova e in quanto tale esente dal servizio militare, volle entrare nella Divisione alpini Julia; fu mandato prima a Torino con funzioni amministrative e solo per la sua espressa volontà nell’agosto 1942 (finita la licenza matrimoniale), fu mandato al fronte in Russia; durante il trasporto verso la Germania, Julia avvisata del suo passaggio, sale sul treno a Bolzano su un vagone merci e resta con lui fino al Brennero, quando lo saluta per l’ultima volta.

 

 

Enrico NiccoliniIl
Enrico era il marito di Graziella, Alla leva, grazie alla presenza di un vicino di casa, un maresciallo che sapeva della morte del padre di Enrico, fu riformato per 6 mesi grazie ad una vecchia pleurite; tornato in servizio il 6 gennaio 1942, fu mandato prima a Trieste, poi a Pisa e poi di nuovo a Trieste; di lì passò in Jugoslavia dove stette fino al 1943; quando rientrò in Italia fu destinato a Roma e poi nella campagna romana a comandare lavori per trincee. Conosciuto un fattore da cui mangiava (non essendo consentito ad un ufficiale mangiare con la truppa) assieme a lui girava le campagne romane a cavallo; caduto da cavallo si ruppe una gamba e fu portato all’ospedale del Celio a Roma. Raccontava che i tedeschi avrebbero voluto occupare l’ospedale per i loro feriti, ma quando si accorsero che era pieno di cimici se ne andarono. L‘8 settembre 1943, quando l’Italia si arrese agli Alleati abbandonando l’alleato nazista, Enrico, nonostante diverso parere dei suoi superiori, mantenne la divisa e la pistola e iniziò la risalita della penisola per tornare a casa con le tradotte; evitò di essere portato dai tedeschi nei campi di concentramento perchè aveva una gamba ingessata o per fortuna, racconta Graziella. Arrivato a Vicenza si dette alla macchia con i partigiani. Alla fine della guerra ricevette il Certificato di Patriota (Brevetto Alexander)).
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1. Il generale Matinat fu anche il capo di Scipio Slataper in Russia ed era il suocero del grande amico di Stelio, Brogi.

 

 

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